In passato, i taglienti venivano tradizionalmente forgiati in acciaio al carbonio o in acciaio yasuki.
Attualmente, il 90% degli attrezzi di alta qualità ha taglienti in
"acciaio bianco" o in
"acciaio blu", prodotti dalla Hitachi.
Non ci si riferisce al colore dell'acciaio, ma più banalmente al colore della carta in cui sono avvolte le barre da 1m in cui tale materiale viene fornito.
Di qui la denominazione inglese di
"white paper steel" (
shirogami in giapponese), e
"blue paper steel" (
aogami), cioè acciaio carta bianca e acciaio carta blu.
Il colore della lama è praticamente indistinguibile, ma mentre il primo (nelle sue varietà) è un acciaio al carbonio prodotto da sabbie ferrose già insolitamente pure, il secondo è in lega con cromo e tungsteno.
Entrambi contengono anche piccole quantità di silicio e manganese.
Dal punto di vista della qualità finale, per quel che sono le nostre limitate esperienze, gli acciai carta bianca prendono leggermente meglio il filo (grana più fine), il N 1 meglio del N. 2, quest'ultimo è un po' meno critico nella fase di trattamento termico e tempra.
Gli acciai carta blu sono un po' critici nella fase di trattamento termico e tempra ma, se trattati adeguatamente, tengono il filo più a lungo.
Oltre al numero 1 e al numero 2 esiste un carta blu 1.5 che somiglia molto al tradizionale acciaio yasuki.
Pare venga prodotto in esclusiva per i Tasai.
Un occhio allenato, inoltre, è in grado di distinguere il tipo di acciaio ( e di ricavare informazioni sulla sua lavorazione ) osservando con attenzione la linea di laminazione tra l'acciaio del tagliente e il ferro che lo supporta.
Ultimamente si sta diffondendo, per attrezzi di qualità estrema, l'uso di due acciai che tentano di replicare il mitico
tamahagane.
Uno è il Vacuum
Ark Resmelting WS#1, usato tra gli altri da Funatsu Funahiro (che lo chiama
"new tamahagane") e da Kunio Yokoyama (che lo utilizza nelle lame delle sue famose e ricercatissime pialle).
L'altro è il
Bohler 990K, utilizzato da Konobu nella serie migliore di sgorbie e scalpelli.
In particolare quest'ultimo è considerato del tutto indistinguibile dal Tamahagane originale.
Comunque, alla fine, la differenza di qualità non la fa tanto il tipo di acciaio usato ma soprattutto il "manico", cioè l'artigiano che li forgia, tempra, etc.
Tanto più è capace e tanto più accurato è il suo lavoro, tanto migliore sarà l'attrezzo.
E' quasi incredibile quanta differenza riesca a fare la lavorazione, anche tra due scalpelli fatti dello stesso acciaio.
La grana può diventare finissima e compatta con una lunga martellatura alla forgia magistralmente eseguita o, al contrario ingrossarsi con una lavorazione frettolosa e magari una temperatura leggermente sbagliata.
Una tempra sbagliata può far perdere carbonio all'acciaio, rendendolo più soffice.
Al contrario, una tempra bene fatta su una forgia a carbone può far ulteriormente arricchire l'acciaio di carbonio cosa che permetterà una maggiore durezza.
Tuttavia la durezza non basta, poichè ci sono attrezzi economici (ma anche qualcuno caro) che hanno lame durissime, anche 64-65 hrc, ma friabili come biscotti!
Invece attrezzi forgiati e temprati a regola d'arte prenderanno un filo di tale qualità, e soprattutto lo manterranno talmente a lungo, da sfiorare la stregoneria.
Il mio amico So Yamashita (grande amante dei vini) è solito paragonare gli scalpelli giapponesi ai vini italiani:
"Con il Sangiovese si può fare il Brunello di Montalcino, ma anche il vino venduto al discount per pochi spicci. Per chi è capace di discernere la differenza entrambi valgono il loro prezzo!"
Fondamentale anche la capacità dell'utente finale di mettere a punto e affilare la lama nella maniera migliore.
Coll'aumentare dell'esperienza e delle capacità, il filo dei miei scalpelli dura ormai almeno il doppio di quanto succedesse inizialmente. E ciò nonostante attualmente utilizzi affilature decisamente più estreme!
Spesso la presunta fragilità delle lame jap non è tanto il segno di una cattiva qualità della lavorazione, ma piuttosto il sintomo di un'affilatura e/o preparazione della lama errate.
Queste operazioni sono affrontate in dettaglio nell'apposito tutorial (
vedi ).
Adesso vedremo brevemente quali sono
le fasi di fabbricazione di uno scalpello jap bi-laminato tradizionale.
Gli scalpelli in acciai multistrato come
mokume,
suminagashi o
kamaji hanno lavorazioni ancor più complesse e numerose per ottenere l’effetto (soprattutto estetico) voluto.
Per chi voglia approfondire gli aspetti di metallurgia, ecco una tabella con le composizioni degli acciai
http://www.paragoncode.com/temp/YSS_HCC_spec.pdf